sabato 27 dicembre 2014

"Potrebbe essere dislessico

ma è ancora presto per una diagnosi definitiva che potrà essere fatta solo al termine della classe seconda", queste le parole della psicologa, alla quale mi sono rivolta, viste le evidenti difficoltà di lettura e di scrittura di mio figlio M. 7 anni.
Finalmente un nome, a quelle che inizialmente sembravano solo ansia materne, o al massimo, capricci o poca voglia di studiare.
M. è bambino sempre in movimento,se dipendesse da lui andrebbe in bicicletta ovunque, lo incuriosiscono i materiali ed il funzionamento degli oggetti (uno dei suoi programmi preferiti è "Come è fatto?"), è affascinato dallo spazio,  ha uno spiccato senso del gusto e adora cucinare, inventa giochi sempre nuovi, ama il cinema, ascolta quasi senza fiatare le letture animate, ma se deve leggere improvvisamente si chiude, diventa nervoso, ansioso,non sembra nemmeno lui.
L'inizio della seconda elementare non è stato semplice, tra tutte le prove svolte dalla maestre per verificare il livello della classe, due sono state un completo disastro: un dettato ed una prova di lettura con domande, a scelta multipla, di comprensione.
In entrambe le occasioni sono pianti disperati,forti mal di pancia,incubi notturni nonostante le rassicurazioni mie e dell'insegnate di italiano.
Inizio quindi a domandarmi se dietro alle sue reazioni ci siano problemi caratteriali o qualcosa di più specifico, chi mi conosce mi consiglia di attendere, di rispettare i suoi tempi, di farlo leggere tantissimo, ma quest'ultimo consiglio è controproducente.
Mi accorgo infatti che M., per non fare brutta figura in classe davanti ai suoi compagni, impara a memoria i brani assegnati nel week end, questo trucco però non funziona quando deve fare gli esercizi in classe.
A metà ottobre, dopo tre ore di test, la diagnosi, seppur parziale, "Potrebbe essere dislessico, è consigliabile iniziare una terapia logopedica di potenziamento della lettura non solo per velocizzare la lettura, ma anche per farlo sentire più sicuro."
Sono seguiti giorni difficili, a M. viene richiesto un doppio impegno, è necessario quindi concordare con le maestre una strategia da applicare a scuola ed a casa, la logopedia ha,naturalmente, la precedenza sui compiti che può anche non svolgere totalmente.
M. però è un bambino tosto,  pretende il massimo da se stesso e, anche se ha capito che ha qualcosa che lo rende speciale,non vuole sentirsi diverso dai suoi compagni,quindi accetta l'aiuto solo se finalizzato a fare le stesse attività scolastiche degli altri.
Ad oggi M. utilizza un programma che lo aiuta a leggere,  qualche settimana fa la logopedista gliene ha fornito un altro di ortografia per il riconoscimento dei suoni simili e per altre difficoltà, i miglioramenti sono lenti, costanti, ciò tuttavia non esclude la dislessia.
Recentemente la scuola di M. è stata scelta per uno studio universitario di statistica sui disturbi dell'apprendimento,la dirigenza scolastica però non ha adeguatamente e preventivamente informato i genitori di tale progetto e quindi, non tutti hanno acconsentito a far partecipare i propri figli al sorteggio a campione per poi essere successivamente sottoposti ai test.
Personalmente credo che molti abbiano paura di scoprire che il proprio figlio possa avere un disturbo specifico dell'apprendimento, e che, di conseguenza, possa essere oggetto di scherno da parte dei compagni ed eventualmente penalizzato nel corso della carriera scolastica.
Paure che potevano essere facilmente superate se, in questa'occasione, vi fosse stato quel collegamento, necessario, tra ricerca, istituzioni scolastiche e genitori fondamentale, affinchè  non solo vengano creati screening efficaci e sempre più precoci da proporre nelle scuole, ma anche strumenti didattici che siano d'ausilio agli insegnati ed ai genitori stessi per meglio affrontare queste problematiche all'interno di classi sempre più numerose e multietniche.
Episodio non isolato, infatti ci sono ancora docenti e collegi, di scuole di ogni ordine e grado, che nonostante la presenza di certificazioni e di POF personalizzati hanno dei forti pregiudizi non  solo nei confronti dei ragazzi e degli strumenti compensativi a loro concessi, ma delle stesse diagnosi di DSA , che ritengono in molti casi eccessive se non inutili.
Gli unici strumenti a nostra disposizione sono ricerca, informazione e collaborazione solo così si può combattere l'ignoranza e permettere ai nostri figli con DSA di sviluppare al meglio le loro capacità.
Momoblu



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