martedì 20 gennaio 2015

Cosa stiamo insegnando ai nostri figli?

Mi domando dopo aver letto l'ennesimo caso di un bambino costretto a cambiare scuola perchè autistico, mentre osservo i mie figli giocare.
Ogni genitore, dal momento in cui vede suo figlio per la prima vuole il meglio per lui, desidera che tutto sia perfetto, una vita senza problemi, priva di ostacoli, io per prima ho i medesimi desideri, ma la vita stessa mi ha insegnato che l'imprevisto è dietro l'angolo ed altro non si può fare che affrontarlo a viso aperto.
Guardandomi intorno mi sono resa conto che non esiste un bambino uguale all'altro, c'è chi impara a camminare a 9 mesi e chi ad 1 anno, chi pronuncia le prime paroline ad 1 anno e chi a 3 anni, chi impara a leggere ed a scrivere a 5 anni, chi fa ancora fatica a 7 anni, chi riesce a relazionarsi con la realtà che lo circonda e chi vive in un mondo a parte in cui spesso gli stessi genitori fanno fatica ad entrare.
Siamo bravissimi, a parole, ad insegnare ai nostri figli l'educazione ed il rispetto per la diversità altrui, ma siamo realmente capaci di fargli toccare con mano chi è effettivamente diverso?
Siamo realmente capaci di fargli capire che trascorrere del tempo con un bambino autistico è un arricchimento reciproco e non una forzatura?
Se noi genitori definiamo i nostri figli badanti, medici, "amici del cuore a turno" di un bambino autistico abbiamo miseramente fallito il nostro compito, i nostri figli non sono cose, sono persone in divenire alle quali abbiamo il dovere di insegnare che la vita è bella seppur imperfetta, anche se poi l'imperfezione è solo negli occhi di chi guarda, se noi per primi non la vediamo, non la vedranno nemmeno i nostri figli.

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