mercoledì 7 gennaio 2015

Disoccupazione: una possibile spiegazione del divario tra Italia e Germania.

Secondo l'Osservatorio sulla crisi d'impresa il 2014 è stato un anno nero per le imprese italiane, nei primi 9 mesi dell'anno si contano 11 mila imprese in fallimento (+11,9 % rispetto al 2013).
Un quadro nefasto soprattutto per le PMI, nel rapporto di Cerved Group, Osservatorio su fallimenti,procedure e liquidazioni. n.21 del dicembre 2014, si legge a pagg. 10-11
"La crisi ha avuto forti impatti sui tassi di uscita delle 150 mila società di capitale attive prima della crisi che rispettavano i criteri europei di PMI (numero di addetti compresi tra 10 e 250 e valore del fatturato compreso tra 2 e 50 milioni di euro). I dati indicano che un quinto delle PMI italiane attive del 2007 ha avviato tra l’inizio del 2008 e giugno 2014 una procedura concorsuale (fallimentare o di altro tipo) o è stata liquidata volontariamente dall’ imprenditore.

Nel periodo esaminato si contano tra le PMI 13 mila fallimenti (l’8,7% delle società attive nel 2007), 5,5 mila procedure non fallimentari (il 3,6%, si tratta soprattutto di concordati preventivi) e 23 mila liquidazioni volontarie (il 15%). Complessivamente sono 31,5 mila le PMI attive nel 2007 che sono state interessate da almeno una di queste procedure tra l’inizio del 2008 e il primo semestre del 2014, pari al 21% dell’universo esaminato.
Con quasi un quarto delle PMI liquidate o in procedura concorsuale, il Centro-Sud ha pagato alla crisi un conto più salato rispetto al Nord Ovest (19,8% di PMI con almeno una procedura) e al Nord Est (18,5%). Tra le regioni,evidenziano tassi di uscita particolarmente elevati la Campania, le Marche e la Puglia, mentre le percentuali risultano decisamente più basse in Trentino Alto Adige e nella Valle d’Aosta. Se invece si considera l’incidenza dei soli fallimenti, a soffrire di più (con più di un decimo delle PMI fallite dall’ inizio della crisi) risultano Calabria, Friuli, Marche,Abruzzo, Molise."
 Dal punto di vista pratico, al di là delle statistiche, dietro al fallimento o alla liquidazione di una PMI c'è un un numero impressionante di famiglie nelle quali uno o più componenti si ritrovano, improvvisamente o quasi, senza lavoro,con difficoltà quindi a pagare la rata del mutuo, il canone di locazione (ricordate che nel Decreto Milleproroghe non è stato inserito il blocco delgli sfratti), ad affrontare le più banale e semplice spesa.
Ecco quindi spiegato, almeno in parte, il divario tra Italia e Germania sul tasso di disoccupazione, che arriva a novembre 2014  in Italia a +13,4%, con punta di 43,9% tra i giovani.
I piccoli e medi imprenditori che resistono, qualcuno c'è, si trovano quotidianamente a combattere, oltre che con la complessa burocrazia di comuni, province e regioni, con banche che spesso rimpallano da un ufficio ad un altro i problemi, con i creditori che pretendono, giustamente, quanto loro dovuto, con gli stessi loro lavoratori.
Si è creato insomma un enorme circolo vizioso tra PMI-Banche-Creditori-Lavoratori che nessuno, ad oggi, riesce a spezzare.

 
 

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