giovedì 26 febbraio 2015

#renziacasa Quando un'offerta di lavoro si trasforma in minaccia

Oggi vi voglio raccontare la storia di un uomo, un padre di famiglia, una lavoratore che, nonostante la crisi, non si è arreso, ma si è rimboccato le maniche ed a circa 40 anni si è rimesso in gioco, ha iniziato un nuovo lavoro, è diventato un piccolo artigiano ed è entrato nel mondo delle partita i.v.a.
Nulla di particolare, nè  tantomeno di redditizio, ma tuttavia necessario per mantenere se e la sua famiglia.
Un giorno, non tanto tempo fa, non riuscendo ad eseguire da solo un certo tipo di lavoro, lo offre ad una persona che gli viene presentata con ottime referenze, un piccolo artigiano con partita i.v.a. anche lui, con famiglia a carico, in difficoltà economiche, uno straniero, ma sembra uno a posto.
Durante l'esecuzione del lavoro, l'artigiano anticipa dei soldi al suo nuovo collaboratore, che glieli domanda a vario titolo, un giorno perchè non ha benzina nell'auto, un altro non ha di che sfamarsi e così via, nessun dubbio che ne abbia reale necessità.
Il lavoro viene terminato, tuttavia il cliente ne contesta l'esecuzione, soprattutto, per la parte eseguita dal collaboratore dell'artigiano che  si rivela non avere tutte le competenze delle quali si era vantato.
L'artigiano parla con il suo collaboratore, spiegandogli che è stato ridotto il pagamento dell'importo del lavoro a causa di errori dovuti all'incompetenza, lui sembra capire, si accordano per un pagamento a seguito di emissione di regolare fattura.
Tuttavia sparisce, senza lasciare traccia, nel frattempo l'artigiano scopre che molto probabilmente il suo collaboratore ha chiuso da un paio di anni la partita i.v.a. e che i soldi, che gli aveva anticipato, servivano per giocare ai videopoker.
Trascorrono un paio di mesi, il collaboratore ricompare per batter cassa, sordo a qualsiasi tipo di spiegazione, tempesta di telefonate l'artigiano, iniziando così una vera e propria persecuzione.
L'artigiano, esasperato e preoccupato, decide di presentare denuncia, per tutelare sè e la sua famiglia, la prima volta non viene accolta, anzi viene quasi invitato, neppur troppo velatamente a desistere, solo in un secondo momento trova un' Autorità che lo ascolta, ma ormai si sente abbandonato, privato del suo diritto alla sicurezza che ogni Stato civile dovrebbe garantire ai suoi cittadini.
Ad oggi la situazione è ben lontana dall'esser risolta, nessuno ha fatto ancora nulla e non si sa se in futuro qualcuno farà qualcosa. 
L'ennesimo esempio di STATO ASSENTE NEI CONFRONTI DEI SUOI STESSI CITTADINI.




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