mercoledì 11 febbraio 2015

Sanremo il festival dei luoghi comuni e la lettera di Kayla.

Inevitabile, ogni anno, per 5 giorni, l' Italia intera, nel bene o nel male, pare fermarsi e focalizzare la sua attenzione sul Festival della Canzone, un gran carrozzone carnevalesco sul quale tutti fanno a gara per salirvi, tanto l'importante è che se ne parli.
Io ho guardato solo i primi 5 minuti, poi, ho fatto altro, ma non per darmi un tono radical chic, semplicemente, avrò tutto il tempo di leggere, ascoltare critiche e spero qualche bella canzone.
Leggo che sul palco si è presentata la famiglia Anania, la famiglia più numerosa d'Italia, con ben 16 figli, definiti dal padre un dono del Signore e pertanto ad essi provvede, appunto, la Provvidenza.
Una Provvidenza concreta, aiuti da parte del Comune o provenienti semplicemente da volontari e privati cittadini.
I suoi figli, afferma con certezza, fanno parte di un disegno ben preciso, chissà se anche i genitori di Kayla hanno le sue stesse convinzioni in merito al destino riservato alla loro figlia, chissà se la Provvidenza ha provveduto anche a lei.
Se la sua lettera è autentica, la Spirito di Dio, consisterebbe nel fatto di essere stata trattata, nonostante la prigionia, come una regina, addirittura afferma di aver preso peso, come le nostre Vanessa e Greta, che almeno fisicamente, non apparivano malnutrite.
I suoi genitori, pur nel dolore che immagino stiano vivendo, dovrebbero essere fieri di lei, seppur così giovane, si assume pienamente la responsabilità delle sue scelte, fatte in nome di ideali che paiono facili da realizzare solo mettendo un semplice "mi piace" sotto ai link su Facebook, non vuole che si assumano i rischi di contrattare un suo possibile rilascio, si preoccupa unicamente del dolore che sta provocando loro, rassicurandoli di avere ancora forza, una forza che deriva dall'essersi abbandonata totalmente a Dio.
Quel Dio immateriale, impalpabile, che va oltre ai segni concreti che noi uomini ricerchiamo costantemente, oltre alle sovrastrutture dorate di quella Chiesa che troppo spesso invece di avvicinare a se le persone, le allontana.
Quel Dio che la fa sentire libera pur essendo prigioniera.



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