martedì 10 marzo 2015

Il gioco del rispetto

Partirà a breve in 45 scuole del Friuli uno progetto sulla parità di genere denominato "il gioco del rispetto" la cui finalità, in modo semplicistico, è quella di insegnare ai bambini che non esistono differenze tra uomo e donna, ma che le stesse si basano solo su stereotipi generalmente culturali, che andrebbero superati per realizzare pienamente la parità tra i generi.
Non voglio entrare nel merito della questione, tuttavia voglio offrire il mio punto di vista di genitore di un bambino di 5 anni, in piena crescita ed esplorazione.
La prima cosa che salta all'occhio in questo progetto è il mancato coinvolgimento delle famiglie, delle associazioni di genitori, il kit infatti è rivolto esclusivamente agli insegnanti della scuola d'infanzia e di quella primaria.
Non solo, rientrerebbe nell'ambito di una strategia educativa che ha coinvolto principalmente associazioni LGBT, le quali hanno una loro percezione del mondo, ma che non è universale, essendo ogni essere umano unico e diverso nel suo genere.
Non ritengo corretto offrire ad un bambino di 3-6 un solo punto di vista su un tema così delicato.
La seconda osservazione riguarda il fatto che questo progetto, seppur facoltativo, piove dal cielo cadendo sulla scuola, espressione dell'educazione dello Stato, in una sfera assolutamente intima e privata nella quale non si limita a proporre un mero scambio di ruoli e di vestiti, senza interrogarsi sul fatto che tale atteggiamento imprigiona in uno schema la spontaneità che caratterizza i bambini, ma scava più a fondo attraverso la formulazione di domande ben precise ai bambini, sottoponendoli ad una specie di seduta psicologica non richiesta.
Terza ed ultima osservazione come genitore mi sento estromessa dal mio ruolo educativo, sostituita da chi dovrebbe avere solo il compito di istruire, avrei accolto più volentieri, soprattutto su questo tema difficile, complesso e pieno di sfacettature, un ciclo di conferenze indirizzato a noi genitori, nelle quali fosse presente con un reale confronto tra le parti in causa, avrei voluto decidere io, sulla base dell'osservazione di mio figlio, dei suoi tempi, dei suoi gusti, delle sue inclinazioni, ma soprattutto delle sue domande come, quando e se affrontare tali tematiche.



21 commenti:

  1. Anch'io sono mamma e non faccio parte di nessuna associazione LGBT ma ciò che scrivi, così com'è scritto nell'articolo che hai linkato, non è del tutto corretto. Non si offre ai bambini una sola visuale, giacché avrebbero una sola visuale se le cose rimanessero così senza alcuna apertura verso ciò che invece trovano nella società in cui vivono tutti i giorni. Superare gli stereotipi, e forse da cui nasce l'equivoco, non vuol dire che si insegna ai bambini che l'uomo è uguale alla donna sessualmente e viceversa perché se no sarebbe educazione sessuale. Superare gli stereotipi significa che se mio figlio maschio, ama la danza, anche classica, non deve essere schernito per questo, vuol dire che se mia figlia domani volesse fare il soldato può farlo tranquillamente senza essere giudicata in ciò che fa e questo non ha assolutamente nulla a che vedere con essere lesbiche, gay, etc. Superare gli stereotipi vuol dire proprio questo: superare ciò che ci hanno inculcato per anni e cioè che l'uomo deve fare delle cose e dei lavori, la donna altre. Mi piacerebbe tanto che tu leggessi qualche libro sugli stereotipi proposti ai bambini, perché io invece ne ho letti molti anche a mio figlio che deve compiere 6 anni, come "Mamma Natale", il bellissimo "Andiamo papà" tratto da un racconto congolese o tanti altri bellissimi libri per renderti conto che non c'è nulla di tutto ciò che tu descrivi anche perché se non avessi confuso le due cose non parleresti di "tema delicato". Questi articoli fuorvianti vengono scritti, guarda un po, e di questo mi preoccuperei di più, da gruppi cattolici che tendono sempre a riconoscere una sola famiglia quando i nostri bambini hanno a che fare tutti i giorni con vari tipi di famiglie. Mio figlio frequenta un asilo cattolico e ti assicuro che nella sua classe ci sono bambini con genitori separati, bambini che vivono con la mamma, solo con il papà perché magari è vedovo, o addirittura con i nonni perciò quando si parla di tante famiglie si parla anche di tutte queste. Per quanto riguarda l'ambito scolastico c'è da dire che è di tutti, perciò non solo delle famiglie tradizionali e dovrebbe essere un ambiente inclusivo per tutti i bambini pertanto se non ci fossero queste iniziative non sarebbe tale. Non dimentichiamo che poi grazie a questi "stop" che mettono molti genitori, ci sono ragazzi che nell'adolescenza vengono vessati dai compagni. Io da mamma insegno a mio figlio il rispetto per tutti, per le donne ma anche per le diversità che include il disabile così come il ragazzo che si mette la camicia rosa perché gli piace e magari non per questo è gay.

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  2. Il progetto ed è inutile negarlo è stato elaborato da associazioni LGBT quindi offre, per forza di cose, una sola visuale. Quello che tu correttamente sostieni è la parità di diritti tra uomo e donna, ma non si può mettere sullo stesso piano di parità di genere, quando uomo e donna, biologicamente, sono diversi e provano emozioni differenti in quanto unici come essere umani. Da mamma, da genitore, soprattutto con bambini coì piccoli mi piacerebbe che tale attività fosse svolta insieme a genitori, bambini ed insegnanti e soprattutto nel rispetto dei tempi e delle eventuali domande dei bambini che spesso nemmeno notano tutte queste differenze come noi adulti.

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    1. Gentile Simona, la invito a dimostrarci che facciamo parte di associazioni LGBT. Attendo conferma scritta, grazie. Benedetta Gargiulo, coautrice del progetto.

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    2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    3. Sig.ra Benedetta mi scuso per l'imprecisione, ho provveduto a modificare il post, in ogni caso non mi pare vi sia traccia di coinvolgimento di associazioni di genitori.Visto il tema trattato, personalmente, avrei preferito un maggior coinvolgimento dei genitori che, come ben sappiamo, sono i primi ad essere responsabili dell'educazione e dell'istruzione dei figli.

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    4. Aggiungo Sig.ra Benedetta che per aiutare i bambini nella loro crescita sarebbe utili sensibilizzarli contro il bullismo, vera e propria piaga sociale della scuola che ha portato e tutt'ora porta a gravissimi fatti di violenza.

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    5. Il bullismo è spesso e volentieri il risultato di un'educazione in cui non si è insegnato ai figli il rispetto dell'altro, del diverso, in ogni sua dimostrazione. Superare gli stereotipi aiuta molto in questo ma purtroppo si pensa che le due cose non siano correlate.

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    6. D'accordo quindi torniamo alla mia domanda perchè non coinvolgere in prima perosna e direttamente anche i genitori, primi responsabili dell'educazione e dell'istruzione dei figli? Perchè la strategia educativa volta promuovere la parità di genere, il superamento delle discriminazioni è stata elaborata quasi esclusivamente da associazioni LGBT? Io sono a favore della parità di diritti senza alcuna discriminazione di sesso, etnia o religione, ma non si può negare che vi siano delle differenze tra uomo e donna.

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    7. Simona sta cercando di parlare con un muro. non le diranno mai che lei ha ragione. Si attaccano sui vetri, cambiando e spostando il tema verso altri lidi, pur di non ammettere la stronzata che stanno imponendo a dei piccoli bambini!!! Che schifo !!!

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    8. Intanto credo che sia utile leggere di cosa si sta parlando http://giocodelrispetto.org/
      Poi Simona io non credo che per una cosa del genere, basta leggere il link del progetto, si debbano interpellare i genitori. O forse si interpellano i genitori sul programma scolastico? Certo che no! Altra questione sarebbe stata, e ti avrei dato ragione in toto, se si parlasse di educazione sessuale . In quello sì come genitore avrei voluto essere informata se non altro perché avrei voluto sapere in che modo, a bambini dai 3 ai 6 anni, sarebbe stato presentato e con che ausili. Ma su un progetto del genere, al di là, del casino che si sta facendo così come è avvenuto in precedenza per i libri, da associazioni cattoliche non ne vedo il motivo. Non c'è assolutamente nulla di male, di pericoloso o con chissà che fine sotto. Io credo che sia sbagliato farsi strumentalizzare e perciò gridare "al lupo al lupo" senza aver per lo meno letto di cosa parliamo. Ho letto sul tuo profilo twitter che ami la lettura, perciò visto che abbiamo qualcosa in comune, ti lascio due link. Uno è sui libri contro gli stereotipi http://www.scosse.org/leggere-senza-stereotipi/ l'altro sui libri che sono stati censurati perché secondo qualcuno erano favole gay http://topipittori.blogspot.it/2014/02/sulle-49-cosiddette-fiabe-gay.html sono certa che se leggi al tuo bambino ne conoscerai qualcuno e forse ti potrebbe sorprendere il fatto che possano essere considerati gay,visto che molti di questi libri sono classici della lettura per l'infanzia in gran parte del mondo.

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  3. Cara Simona, purtroppo anche molti adulti sono indottrinati: ma come si fa a lasciare i propri figli piccoli in balia di quattro pervertiti? Poveri noi.

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    1. Caro Anonimo, mi fa molto piacere leggere i suoi commenti perché è a dimostrazione di quanta ignoranza ci sia sull'argomento e di quanto poco si sappia argomentare senza offendere, poi, così giusto per mettere i puntini sulle i, vedo che è tanto coraggioso a sputar sentenze dietro un "Anonimo" senza nemmeno mettere il suo nome. Ha ragione: poveri noi!

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    2. Guardi, lei è libera di lasciare suo figlio a farsi toccare da gay e lesbiche, se capitasse al mio denuncerei la scuola. E forse anche le madri che permettono che i loro figli vengano così manipolati, in nome di un "progresso" che non esiste se non nelle teste di gente corrotta.

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    3. Ahahahah la sua risposta è chiarificatrice sotto molti aspetti visto che non solo nessuno tocca i bambini, Le ricordo che è un progetto approvato dalle regioni, dai comuni e infine dalla scuola che vi ha aderito, che chi porta avanti il progetto ai bambini sono le stesse insegnanti che hanno in mano i bambini tutti i giorni e per ultimo, giusto per sua informazione, è un kit didattico non un kit comprato in un sexy shop. Pertanto ripeto, anche se nel suo caso è evidentemente inutile, forse sarebbe utile che si informi prima di giudicare. Poi quando saprà di cosa si sta parlando forse potrà avvenire un confronto, se invece Lei parla di un film che si è fatto Lei e che nulla ha a che vedere con la realtà continui pure a viversi il suo film.

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    4. Ahahahah la sua risposta è chiarificatrice sotto molti aspetti visto che non solo nessuno tocca i bambini, Le ricordo che è un progetto approvato dalle regioni, dai comuni e infine dalla scuola che vi ha aderito, che chi porta avanti il progetto ai bambini sono le stesse insegnanti che hanno in mano i bambini tutti i giorni e per ultimo, giusto per sua informazione, è un kit didattico non un kit comprato in un sexy shop. Pertanto ripeto, anche se nel suo caso è evidentemente inutile, forse sarebbe utile che si informi prima di giudicare. Poi quando saprà di cosa si sta parlando forse potrà avvenire un confronto, se invece Lei parla di un film che si è fatto Lei e che nulla ha a che vedere con la realtà continui pure a viversi il suo film.

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    5. Evitiamo di copiare incollare commenti, inoltre suggerirei di postare nel secondo post che è la continuazione del primo, sarei curiosa di leggere le opinioni

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  4. Il kit didattico è composto da una scatola di giochi. Dentro questa scatola c’è una storia inedita, scritta da Benedetta Gargiulo e illustrata da Konstantina Mavroidakos, che racconta le vicende di Red & Blue, un bambino e una bambina che affrontano le prove avventurose del racconto, esprimendo sempre con grande libertà i loro sentimenti e le loro emozioni.



    C’è poi un classico gioco di memoria, che consiste nel ricordarsi la posizione esatta delle coppie di carte che rappresentano uno stesso mestiere. Ma chi viene rappresentato in questi mestieri? Sempre un uomo e una donna, per qualsiasi categoria. E le categorie sono molte!

    Infine ci sono altre dieci schede di gioco, che le insegnanti o gli insegnanti sono liberi di proporre ai bambini per farli divertire e contemporaneamente offrire loro la libertà di essere e di comportarsi non secondo stereotipi costruiti, ma secondo i loro naturali desideri.

    Ma l’elemento più importante di tutti, che va sempre messo quando si gioca coi bambini – e anche con i grandi – è il divertimento!

    COME FUNZIONA

    Le insegnanti e gli insegnanti delle scuole dell’infanzia che aderiscono al progetto vengono formati in un incontro organizzato per spiegare le dinamiche del kit didattico. Da quel momento, viene lasciato loro circa un mese di tempo per provare i giochi durante le ore di attività scolastica. Al termine del periodo stabilito, vengono raccolti dati e risultati, che saranno poi analizzati e interpretati dalla psicologa Lucia Beltramini e dall’insegnante Daniela Paci, coautrici del progetto. Il risultato atteso più importante sarà, ovviamente, un atteggiamento più consapevole dei bambini e delle bambine su ciò che possono sentirsi liberi di fare a prescindere dal loro genere di appartenenza.

    E ancora http://pariopportunita.comune.trieste.it/il-gioco-del-rispetto/
    non ci leggo davvero nulla di preoccupante, a parte le illazioni e la malafede di alcune associazioni cattoliche che evidentemente hanno interesse a tenere le cose come sono oggi e che fomentano genitori in tutta Italia non informandoli correttamente, o forse sarebbe più corretto dire travisando completamente le cose, puntando sull'amore che ogni genitore ha per il proprio figlio. Fossi in loro mi preoccuperei più di lavorare sui preti pedofili che hanno abusato di bambini in tutto il mondo che invece è una cosa vera e reale con tanto di processi.

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  5. Offrire a dei bambini di 5/6 un argomento cosi "delicato" da parte di un gruppo "esterno" senza la presenza di un GENITORE secondo me potrebbe far sorgere delle domande al quale il bambino non avrebbe un immediata risposta, e suscitare dubbi o perplessità in un periodo molto delicato per lo sviluppo e della personalità
    è giusto dare informazioni su questo argomento ma tutto deve partire prima dalla famiglia e poi in un percorso didattico aperto. dare un equilibrio può essere un bene per tutti.

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    1. Non viene fatto da un gruppo esterno ma dalle insegnanti dei bambini. I referenti sia per i bambini che per le famiglie rimangono le insegnanti, che vengono formate all'uso del kit che gli verrà consegnato. Perciò la domanda è: ci si fida o no del'insegnante che ogni giorno ha a che fare con i nostri bambini?

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    2. Ho letto la discussione ed il link postato che rimanda al gioco del rispetto e mi permetto di fare alcune osservazioni.
      La prima, gli sponsor sono Regione Friuli Università ed un'associazione impegnata in prima linea nel combattere la violenza contro le donne, quindi in questo quadro avrei capito molto di più un gioco che invitasse i bambini a riflettere su quanto sia sbagliato usare la violenza, che sfocia nella piaga scolastica più diffusa, fin dalle elementari del bullismo. La seconda se vogliamo parlare di libertà di genere a 360° allora dovrebbe essere menzionato anche il terzo genere cioè l'asessuato, cosa che non mi pare viene fatta perchè si parte dalla distinzione uomo-donna. La terza il fatto che il progetto sia stato approvato da regione e comune non ne garantisce nè l'efficacia nè l'utilità. La quarta io come mamma affido quotidianamente i miei figli alle maestre, ma non accetto a scatola chiusa tutto quello che viene loro proposto a livello didattico, io metto sempre in discussione tutto, a partire da me stessa, visto che sono responsabile in prima persona dell'educazione , dell'istruzione ma soprattutto della serenità dei miei figli. Concludo dicendo che leggerò con piacere i libri consigliati.

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    3. Sul primo punto posso anche concordare con te, però c'è anche da dire che spesso la violenza sulle donne viene fatta da uomini convinti che la donna debba stare a casa a fare la casalinga, a badare ai figli etc etc perciò parliamo di una mentalità antiquata e purtroppo per noi ancora molto in auge nella nostra società. Le donne oggi lavorano, così come alcuni uomini non si vergognano affatto ad accudire i figli o ad aiutare in casa ma non è la massa. Sulla seconda non oso pensare se si fosse parlato di genere asessuato, visto ciò che sta succedendo solo a parlare di uomo-donna, se andiamo avanti di questo passo forse avverrà tra 100 anni. Il fatto che sia stato approvato da regione e comune non ne garantisce l'efficacia certo, sull'utilità io la vedo diversamente, però è pur vero che a differenza da quanto scritto da qualcuno garantisce che i bambini non vengano toccati da estranei, perché purtroppo si arrivano a dire e a scrivere anche cose del tutto illogiche come queste. Nessun pervertito mette i cartelli in comune se volesse fare cose sconce come si è alluso in qualche commento, almeno su questo credo che siamo d'accordo. A non accettare tutto a scatola chiusa, anch'io sono così ma il programma didattico non c'è nessuno che possa contestarlo. Nel caso di questo progetto non rientra in un programma didattico ma il comune di Trento chiede un'autorizzazione scritta dai genitori, essendo un'attività facoltativa, perciò un genitore è libero di non autorizzare il figlio. Ti linko dove lo scrivono http://www.retecivica.trieste.it/new/Default.asp?tabella_padre=sezioni&ids=12&tipo=-&pagina=cstampa_leggi.asp&comunicato=11659
      Io sono mamma come te, di un bambino di 6 anni, e come ho già scritto non faccio parte di nessuna associazione, ne di alcun gruppo religioso o politico ma mi infastidisce molto che questi argomenti vengano strumentalizzati per scopi religiosi e politici senza considerare che si parla dei bambini di oggi che saranno gli uomini e le donne di domani e mi auguro che mio figlio non debba crescere in una società dove il bullismo è all'ordine del giorno, dove disabili e omosessuali vengono picchiati, vessati, maltrattati... perché se si ha rispetto per la vita si ha rispetto per tutte le vite e non solo per quelle di alcuni! Se posso ti consiglio un altro libro, molto divertente e contro gli stereotipi, io e mio figlio ci siamo fatti un sacco di risate "Che fatica mettere a letto...papà!" qui trovi la recensione http://www.figlimoderni.it/2015/02/che-fatica-mettere-lettopapa-e-letto.html

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