lunedì 9 marzo 2015

Vendere fiori al semaforo è come lavorare al call center

Questo le parole pronunciate ieri sera, alla trasmissione #LaGabbia, da Dijana Pavlovic, per paragonare la maleducazione di venditori ambulanti di fiori e lavavetri a Milano a quella, secondo lei, degli innumerevoli operatori di call-center che, come ben tutti sappiamo, chiamano soprattutto ad orari pasti.
Vero, in entrambi i casi, c'è insistenza, ma inviterei la signora a guardare fuori dal suo orticello, a sforzarsi di mettersi nei nostri panni e la invito a leggere la i principi costituzionali del Paese nel quale vive in particolare:

Art. 1
L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Art. 2

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Il pilastro principale dell'Italia è il LAVORO non l'accattonaggio non l'elemosina non il lavavetri al semaforo non la vendita di fiori, ma chi LAVORA, gli operatori dei call- center lavorano, crea la base del nostro Stato e come tale merita RISPETTO.
La signora Pavlovic sostiene, giustamente, che i diritti sono riconosciuti naturalmente ad ogni uomo, tuttavia ad essi corrispondono dei doveri politici, sociali economici, e, se è pur vero che la situazione di allarme sociale è stata creata da chi ha lucrato e mal gestito immigrazione e Rom è altresì vero che molti immigrati e Rom nulla hanno fatto e nulla fanno per integrarsi, i numerosi servizi sui campi Rom lo dimostrano.
Concludendo signora Pavlovic non si può pretendere rispetto quando per primi non si rispetta gli altri.



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