mercoledì 29 aprile 2015

Aprire le porte a chi abbiamo cacciato dalle loro terre

Gli appelli in questi ultimi giorni di moltiplicano, da Junker, ai sindaci Pd fino ad arrivare allo stesso Papa Francesco, che invoca "l'adorazione dei poveri" (spostando l'attenzione cristiana dallo Spirito all'Uomo), siamo tutti invitati ad aprire le nostre case ai poveri anzi, precisazione doverosa, ai migranti, unico termine politicamente corretto che unisce sotto il suo cappello anche gli immigrati clandestini, chi non ha diritto allo status di rifugiato politico e gli stessi mercanti di morte ovvero gli scafisti.
In perfetto stile occidentale, europeista, buonista e laico, tendiamo loro una mano, ma nascondiamo bene il braccio che ha portato, una minima parte di loro, ad abbandonare le proprie case, gli affetti più cari, la loro vita a causa dello sfruttamento da parte delle multinazionali alimentari, che indosseranno l'abito del buon samaritano del corso di Expo 2015, e da coloro che ritengono essenziale proteggere, anche con vigilanza armata privata i giacimenti petroliferi, ma che chiudono gli occhi di fronte all'eccidio in Nigeria da parte di Boko Haram.
Un atteggiamento ipocrita che continua ad essere spacciato per la sola soluzione praticabile per risolvere il problema dell'immigrazione selvaggia ed incontrollabile.
Queste persone non contano nulla per i Potenti, nei loro Paesi d'origine sono solo un ostacolo per i loro affari, in Europa sono moneta sonante per chi li gestisce, dagli scafisti ai centri di accoglienza.
Se veramente la loro vita avesse un valore non li caccerebbero dalle loro Terre e non ci sarebbe bisogno della fiera dell'ipocrisia, Expo 2015, (il cui accesso, ironia della sorte, è riservato solo a chi possiede ricchezza) per sottolineare un concetto ovvio: la ridistribuzione equa delle ricchezze e del cibo.

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