martedì 21 aprile 2015

Guerra tra poveri

Ecco che cosa ha portato la civilissima Europa dell'austerity, dell'integrazione, della finanza al solo servizio delle banche e delle multinazionali capaci solo di delocalizzare, imitate spesso dalle PMI per puro spirito di sopravvivenza, e di sfruttate la manodopera a prezzi stracciati.
Uno scontro solo ed esclusivamente tra poveri, da un lato le popolazioni europee sempre più schiacciate dalle tasse, dalla crisi, dalla disoccupazione, dall'altro le popolazioni africane in fuga da terre devastate dalle guerre e dalle persecuzioni religiose.
Tanto gli uni quanto gli altri si spostano verso Paesi in cui sperano di ottenere una vita migliore anche a costo della schiavitù se non della propria stessa vita.
Non c'è empatia in mezzo a tanta disperazione, ma solo tanta, tantissima rabbia verso i responsabili di questo scempio, verso chi ancora si ostina a sostenere quest'economia globale di sfruttamento fine a se stesso che arricchisce solo una minima parte della popolazione, verso chi non vuole aprire gli occhi, forse per stupidità o peggio per vigliaccheria, di fronte a persecuzioni e pulizie etniche.
Le immagini si susseguono sui social, ne viene data una lettura, volutamente, parziale, perchè se l'economia è globale le informazioni sono rigorosamente filtrate, circostanziate, non contestualizzate, ma poste in modo da suscitare sentimenti di pietà, o peggio di senso di colpa, che tuttavia provocano al contrario solo odio e rabbia subito etichettato come feroce razzismo.
Chi scrive, chi informa, dimentica che la disperazione non ha colore, che la nostra stessa Costituzione promuove l'uguaglianza tra le persone, se da un lato siamo OBBLIGATI ad essere solidali con i migranti, pur se fra essi ci sono mele marce, dall'altro non solo NON DOBBIAMO RIVENDICARE I NOSTRI DIRITTI, o quello che ne è rimasto, ma DOBBIAMO RITENERCI FORTUNATI a non vivere in un Pese in guerra e pertanto NON DOBBIAMO LAMENTARCI PER NESSUN MOTIVO.
Basterebbe solo fare un giro nei centri delle città e contare i cartelli di "Affittasi" sulle vetrine dei negozi, chiusi a causa dello strapotere e della concorrenza spietata dei supermercati ormai aperti 7 giorni su 7, sarebbe sufficiente poi spostarsi nelle periferie per osservare il degrado al quale sono state abbandonate o recarsi dentro una scuola o un ospedale o semplicemente passeggiare lungo un marciapiede, se riuscite tra una buca ed un'altra.
Non c'è più niente che possa essere offerto, ma ammetterlo significherebbe affermare IL FALLIMENTO DELL'EUROPA E DELLA CIVILTA' LAICA OCCIDENTALE.



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