giovedì 16 aprile 2015

La felicità degli studenti italiani

Leggo con interesse un articolo su Repubblica riportante i risultati di una raccolta dati fatta nel focus dell'Ocse-Pisa la quale rivelerebbe che gli studenti italiani a scuola sono infelici a causa sopratutto degli insegnati che ne trascurerebbero il lato emotivo.
Onestamente mi pare una spiegazione alquanto superficiale.
La felicità, in particolare quella scolastica, personalmente, ritengo sia l'insieme di una serie di fattori, gli uni dipendenti dagli altri, non si può e non si deve focalizzare l'attenzione solo sugli insegnanti.
Prima da alunna ed ora da mamma di uno scolaro di seconda elementare posso dire che nel corso degli anni molte cose sono cambiare, in positivo ed in negativo, all'interno delle aule scolastiche.
I bambini ed i ragazzi di oggi si trovano, spesso, a studiare in scuole che cadono a pezzi, nel senso letterale del termine, e, pare, che nonostante le promesse del Governo di stanziare fondi per la messa in sicurezza degli edifici, poco o nulla sia stato effettivamente realizzato.
Non tutte le scuole poi hanno sufficiente materiale didattico e di prima necessità, tanto da dover chiedere ai genitori quello che viene definito "contributo volontario" che di volontario non ha proprio nulla.
Tralasciamo poi il fatto della scarsa diffusione di strumenti didattici tecnologici dalle aule di informatica alle LIM, queste ultime acquistate spesso grazie a raccolte fondi o donazioni.
Studenti ed insegnanti si trovano quindi a studiare ed ad insegnare in luoghi al limite della sopravvivenza che demotivano gli uni e gli altri.
Se mentre il Giappone, come ha ricordato il comico Crozza, l'unico a non inginocchiarsi davanti all'imperatore è l'insegnante, in Italia la categoria è aspramente criticata da alunni e genitori, per i programmi ministeriali, per i metodi di insegnamento, per i compiti a casa.
In merito a questo ultimo punto è nato il movimento Basta Compiti  guidato dal Dirigente Scolastico Maurizio Parodi che sostiene l'inutilità dell'assegnazione dei compiti a casa in quanto le nozioni apprese tra le mura domestiche non solo verrebbero dimenticate dopo qualche mese, ma gli stessi creerebbero ulteriori differenze sociali tra gli studenti ovvero tra chi verrebbe aiutato e chi no, contribuendo così ad accrescere frustrazione ed infelicità tra i banchi di scuola.
L'articolo di Repubblica non prende nemmeno in considerazione la situazione economica-retributiva-lavorativa in cui si trova la maggior parte degli insegnanti di ogni ordine e grado, sottopagati, precari, illusi dalle molteplici promesse fatte dai vari governi, poi ovviamente, come in ogni categoria ci sono le mele marce, chi non ha incontrato, nella lunga carriera scolastica, il professore assolutamente incompetente, privo di tratti umani e pure bastardo?
Eppure esistono ancora insegnati capaci di stimolare i propri alunni,  di creare con nulla percorsi didattici a misura dei propri studenti attingendo unicamente dalle proprie risorse personali.
Occorre poi analizzare il rapporto tra genitori-insegnanti-alunni, molto diffuso, infatti,  è l'atteggiamento genitoriale dello spazzaneve che tende a rimuovere ogni ostacolo, soprattutto scolastico, al proprio figlio, come quelli che a Cuneo, dopo un grave episodio di bullismo etichettato come semplice "scherzo forse un po' pesante", hanno protestato con il dirigente scolastico affinchè revocasse i provvedimenti disciplinari adottati nei confronti dei responsabili dell'accaduto.
Ma ci sono anche genitori attenti, che si sobbarcano le difficoltà scolastiche dei figli nei casi in cui la scuola non le riconosca o non abbia i mezzi, didattici ed economici, per affrontarle e superarle.
Il quadro della scuola italiana è complesso ed ha diverse sfumature, riduttivo attribuire l'infelicità dei giovani studenti italiani ai soli insegnanti.

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