martedì 7 aprile 2015

The dead man walking

La nostra bellissima Italia, le nostre meravigliose città d'arte, i paesi nei quali viviamo sembrano dei condannati in attesa della morte.
Cittadini rassegnati, in fila per ricevere quella che sembra non il dovuto, ma l'elemosina per poter sopravvivere, suggestionati dai mass media che riportano solo ed esclusivamente notizie terribili di morte e di distruzione, accuratamente filtrate, per non creare nemmeno quel minimo di speranza necessaria per progettare la propria vita.
Governanti illegittimi che, come Pinocchio nel Paese dei Balocchi, continuano imperterriti a distorcere la realtà a loro uso e consumo, nonostante numerosi indagati per corruzione o per altri reati, politici all'opposizione che vengono dipinti, erroneamente, come il vero nemico da combattere.
Non per nulla l'Italia è stata condannata per violazione dei diritti umani per i fatti avvenuti alla scuola Diaz durante il G8 di Genova.
E mentre noi continuiamo a lottare disperatamente per non affogare in un mare di totale indifferenza e menefreghismo, il resto del mondo si prepara ad affrontare la Guerra più temibile e pericolosa di tutte che sta provocando già da ora un devastante scontro non solo fra civiltà, ma sopratutto tra chi è ricco e chi invece è povero.
Se infatti tutta Europa, e anche l'Africa, si è stretta intorno alla Francia, dopo la strage di Charlie Hebdo, introno alla Tunisia dopo l'attentato al museo del Bardo, con la "commossa" partecipazione di cariche politiche nulla di analogo è stato fatto per i 150 studenti morti in Kenya.
Chiedetevi il motivo, alla luce del fatto che quegli stessi politici erano però presenti, poche ore dopo il fatto, sul luogo dello schianto dell' Airbus A 320 della compagnia Germanwings.
Non esistono morti di serie A e di serie B, i morti hanno pari dignità.
Una preghiera per tutti indistintamente.


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