mercoledì 22 aprile 2015

Una bambina

con una maglietta a maniche corte a righe bianca e nera
una gonna rosa
dei pantaloni verdi 
che galleggia, immobile, senza vita,  nell'acqua fredda e scura come l'inchiostro
è da ieri che questa foto rimbalza sui social network suscitando dolore, compassione, pietà, critiche, strumentalizzazioni ed anche commenti al vetriolo.
E' diventata il simbolo, l'immagine della tragedia che con cadenza quasi quotidiana si sta consumando nel Mediterraneo.
Una foto che colpisce al cuore, depurata da ogni tipo di connotazione relativa alla nazionalità ed alla religione, forse perchè è difficile risalire a chi sia Lei
Non commettiamo però l'errore, mossi più dal cuore e dalla pancia che dalla ragione, di identificarla con la TOTALITA' di chi sbarca.
Ricordiamoci che pur essendo una vittima, innocente, in fuga, degna di rispetto e compassione, è stata uccisa da chi si è NASCOSTO FINGENDOSI UN PROFUGO DISPERATO.
Lei non è un pericolo, una cellula terroristica, ma INSIEME A LEI C'ERANO I SUOI CARNEFICI.
Non pecchiamo di buonismo o non solo la sua morte sarà inutile ma la uccideremo per la seconda volta.


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