mercoledì 20 maggio 2015

Il NON bravo ragazzo della porta accanto

Questa mattina leggevo l'intervista alla taxista che ha subito violenza da Simone Borghese, da donna ho fatto un enorme sforzo ad arrivare fino all'ultima parola.
Dolore, rabbia, paura e senso di impotenza mi si sono intrecciate dentro, condite dall'incredulità che mi aveva colta quando qualche giorno fa lessi, sui giornali, le giustificazioni, inutili, patetiche, prive di fondamento, snocciolate dalla madre, cieca di fronte all'aspetto più inquietante di suo figlio.
Un figlio fortemente convinto di non essere riconosciuto, visto che ha affrontato la sua vittima a volto scoperto, certamente forte del fatto che già una volta, complice lo stordimento ed il destino beffardo, l'aveva fatta franca, dileguandosi velocemente, così come era apparso dentro all' ascensore, nel nulla.
Ma il suo volto ed i suoi gesti, indelebili in una donna di 30 anni, erano rimasti impressi, a fuoco, nella mente di una ragazza adolescente, di 17 anni, che lo ha riconosciuto dalle fotografie diffuse.
Quelle immagini mostrano un ragazzo sorridente, normale, nessuno, nemmeno la sua stessa madre, può sospettare osservando solo quegli scatti che, dietro a quella maschera possa celarsi uno stupratore, scaltro e subdolo, non basta, infatti, avere la faccia da bravo ragazzo per essere tale.
Eppure per ben due volte ha commesso violenza.
Per ben due volte ha sperato, fino all'ultimo, sicuro di essere creduto, almeno, da sua madre, di scampare alle conseguenze delle sue azioni.
Ma il destino, prima o poi presenta il conto e fortunatamente per le sue vittime e per tutte noi donne è stato smascherato e speriamo che il tutto non finisca in un'enorme bolla di sapone.

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