lunedì 4 maggio 2015

Lacrime e sangue

Qualche giorno fa ho chiesto ad un insegnante, che conosco bene e che ama profondamente il suo lavoro, di scrivere, per il mio blog, un pezzo sullo sciopero della scuola, allo scopo di informare i genitori, spesso annebbiati solo dalla poca professionalità e preparazione dei docenti (ci sono lo sappiamo, è un dato di fatto) chi meglio di lui, che lavora ogni giorno a contatto con alunni ed istituzioni poteva fornire un quadro, seppur certamente di parte, di come è oggi l'istruzione in Italia e di come sarà domani se sarà approvato il disegno di legge, voluto dal Presidente del Consiglio, non eletto, Matteo Renzi, sulla #buonascuola.
Mi ha risposto che sperava di riuscire, tra un impegno e l'altro, ma che

io,pubblicamente,non potrei firmare nulla,anzi siamo in un periodo in cui bisogna stare attenti perché le querele e le denunce...sai anche tu che son sempre in agguato...

Le sue parole mi hanno stupito, non riuscivo a dar loro un significato, poi però ieri, a Bologna, alla Festa dell'Unità è successo questo


ed ho capito.
Per chi invece non abbia chiaro la connessione tra parole ed immagini, riporto questo pezzo:


Un'efficace politica dell'ordine pubblico deve basarsi su un vasto consenso popolare, e il consenso si forma sulla paura, non verso le forze di polizia, ma verso i manifestanti [...] l'ideale sarebbe che di queste manifestazioni fosse vittima un passante, meglio un vecchio, una donna o un bambino, rimanendo ferito da qualche colpo di arma da fuoco sparato dai dimostranti: basterebbe una ferita lieve, ma meglio sarebbe se fosse grave, ma senza pericolo per la vita [...] io aspetterei ancora un po' e solo dopo che la situazione si aggravasse e colonne di studenti con militanti dei centri sociali, al canto di Bella ciao, devastassero strade, negozi, infrastrutture pubbliche e aggredissero forze di polizia in tenuta ordinaria e non antisommossa e ferissero qualcuno di loro, anche uccidendolo, farei intervenire massicciamente e pesantemente le forze dell'ordine contro i manifestanti.
 (dalla lettera aperta alle forze dell'ordine dell'8 novembre 2008; citato in I Consigli di Cossiga, la Repubblica, 8 novembre 2008)

I fatti di Milano del Primo Maggio, documentati ed enfatizzati per due giorni sui social e dai media, e quelli di Bologna che hanno occupato giusto due ore o poco più i canali d'informazione.





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