venerdì 15 maggio 2015

Morire in gita

Uno dei momenti più divertenti, che si ricordano anche a distanza di anni, della lunga vita scolastica, sono certamente le gite, non tanto per il loro aspetto culturale, quanto per tutto il corollario fatto di viaggi in pullman, canzoni, mezzi sguardi e mezze frasi, fughe più o meno pianificate, scambi di stanza, chiacchiere fino a notte fonda.
Eppure negli ultimi tempi da sogno si sono trasformati in veri e propri incubi.
Non poco tempo un ragazzo di Cuneo, proprio nel corso della gita, era stato vittima di quello che i genitori dei compagni coinvolti avevano definito "una goliardata", ma che, giustamente, la preside dell'istituto , aveva stato trattato e punito come vero e proprio atto di bullismo.
Evidentemente il precedente non ha raggiunto l'obiettivo e questa volta un ragazzo è morto, ignote le cause, assoluto silenzio di insegnanti e compagni, circostanza che non mi meraviglia.
Una parte della scuola, non tutta, non mi piace generalizzare, infatti può essere considerata come un compartimento stagno con le paresti di vetro a specchio, una volta entrati niente filtra, o meglio NON DEVE FILTRARE, all'esterno, tutto rimane al suo interno, oscurato, silenziato.
Un vero e proprio clima omertoso che copre qualsiasi cosa, dalle attività che vengono svolte e che non sempre vengono comunicate ai genitori, se non frettolosamente al termine dell'anno scolastico, ai problemi dei singoli studenti, non si chiede la violazione della privacy, ma maggior trasparenza e comunicazione preventiva, non certo un passaparola appena sussurrato tra genitori, ai comportamenti di insegnati, che sfociano molto spesso in veri e propri abusi d'ufficio, a quello degli alunni le cui cause, nel 99% dei casi vengono attribuite non all'ambiente scolastico, nel quale trascorrono la maggior parte del loro tempo, ma all'atteggiamento dei genitori troppo permissivi e poco autoritari.
Nei giorni scorsi abbiamo assistito alla mobilitazione di insegnanti e studenti contro il DDL #labuonascuola, tuttavia non ho letto, o se c'era mi è sfuggito, nessuna critica rivolta a quella parte del corpo docente fortemente ancorata a comportamenti e didattica di 30 anni fa che ancora insegna ed è responsabile, in buona parte, della formazione dei nostri ragazzi, la stessa che non informa i genitori, che mortifica gli alunni, che continua a nascondere la polvere sotto il tappeto.
L'agitazione in merito alla #buonascuola dovrebbe servire anche a portare alla luce ed ad estirpare, finalmente,  questa vera e propria casta.

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