domenica 24 maggio 2015

Se Jhon Nash fosse uno studente dell'odierna scuola italiana

fatte salve alcune e lodevolissime eccezioni, sicuramente, almeno nelle sue prime fasi di vita scolastica, avrebbe affrontato, come in passato, le stesse difficoltà.
Attualmente, almeno in Italia, sono pochi quegli insegnati illuminati, a qualsiasi livello scolastico, adeguatamente preparati ed in grado di riconoscere difficoltà dei propri studenti, non scambiandole per svogliatezza, pigrizia o poca voglia di studiare.
La maggior parte del corpo insegnante tende a minimizzare, persino a negare gli ostacoli dei propri alunni, arrivando fino a colpevolizzarli se non riescono a stare al passo dei compagni "bravi" (bravi non tanto perchè più intelligenti, quanto perchè, probabilmente hanno accesso al mondo delle lezioni private), lasciandoli soli con le loro paure e le loro frustrazioni.
La famiglia quando ha la "fortuna" di cogliere le difficoltà scolastiche dei propri figli, grazie anche al supporto offerto dai numerosi gruppi sui social network, composti da altri genitori ed esperti, se ne ha la possibilità, soprattutto economica (il SSN è scandalosamente carente di fondi e personale specializzato), ci mette delle pezze ed altro non può fare che, una volta ottenuta, faticosamente, la certificazione di DSA (Disturbo Specifico dell'Apprendimento) insegnare ai propri ragazzi non solo ad accettare ed a convivere con la propria diversità, ma anche a combattere, a non arrendersi a tener duro ed a stringere i denti, nella speranza che le loro splendide qualità non vengano uccise da insegnamenti mediocri.
Chissà se la #buonascuola, fortemente voluta dal Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, riuscirà nell'impresa di formare dei Jhon Nash, degli Albert Einstein, dei Steve Jobs o, al contrario, addestrerà dei piccoli, omologati, soldatini capaci solo di obbedire agli ordini senza discutere. 


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