venerdì 5 giugno 2015

Scrivere, scrivere, scrivere

a volte però sarebbe più opportuno non far scorrere velocemente le dita della mano sulla tastiera del pc o dello smartphone, ma fermarsi, fare un respiro profondo e pensare alle parole che vogliamo mettere nero su bianco, che sia un semplice tweet o un post su Facebook o un articolo sul blog.
Se siamo in cerca di click, like e follower basta cavalcare l'onda del momento, può essere un argomento qualsiasi, dalla cronaca, alla politica, al gossip, ed iniziare a sparare a 0 contro chi non ha la nostra stessa opinione, qualsiasi mezzo per farlo è lecito, persino le imboscate e le trappole, come il più spietato dei bracconieri in cerca di avorio da contrabbandare.
E chissenefrega se urtiamo la sensibilità, personale e professionale, della nostra vittima alla quale non abbiamo dato modo di difendersi perchè, alla fine, vogliamo solo il nostro, gratificante, quarto d'ora di celebrità da poter sfoggiare nei salotti dei social, al pari di un solitario nella scatolina blu di Tiffany, perchè solo l'apparenza conta, non certo la sostanza.
Se al contrario vogliamo essere letti, commentati, criticati, scriveremo ciò che più ci piace, secondo l'ispirazione del momento, seguendo il nostro istinto o semplicemente guardando i fatti, noti e meno noti, attraverso il caleidoscopio delle nostre esperienze di vita.
Solo su di noi ricade la responsabilità di cosa e come vogliamo scrivere, solo noi possiamo scegliere se essere scrittori o scribacchini falsi come una banconota da 80 euro.



1 commento:

  1. Beh, Simona: perchè tu cosa fai? Non dai sfogo anche tu a tue personalissime interpretazioni dei fatti? Non vedo dove stia questo limite del consentito di cui parli.

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