sabato 27 giugno 2015

#Tunisia #Kuwait #Lione #Somalia Se vittime e carnefici sono uguali

Un turista in pantaloncini corti, con un ombrellone sotto il braccio, passeggia lungo la spiaggia, tra uomini, donne, bambini, famiglie che si stanno godendo una normalissima giornata di vacanza sdraiati al sole, forse in cerca di un posto dove potersi comodamente accampare.
Un uomo varca con la propria auto i cancelli di un'azienda presso la quale, ogni tanto, effettua, per lavoro, delle consegne.
Un uomo entra in una moschea, è il secondo venerdì di Ramadam, un giorno sacro.
Un uomo entra con un'auto nel villaggio di Leego.
Un giorno qualunque, uomini qualunque, azioni qualunque.
Nessuno è irriconoscibile, nessuno, almeno all'apparenza brandisce coltellacci e/o maceti, nessuno indossa le informi tute arancioni usate nei carceri americani, nessuno è rinchiuso in una gabbia, nessuno è inginocchiato con un'arma puntata alla nuca, nessuno si sta scavando la fossa.
Eppure il risultato finale sarà lo stesso: morte in luoghi comuni, innocui, (ad eccezione della  Somalia) nei quali ognuno di noi si sentirebbe al sicuro, lontani da quelle terribili e terrificanti immagini diffuse nei mesi scorsi.
Vittime e carnefici non si distinguono, si confondono, fin quasi a scomparire in quell'unico fotogramma dell'attentato, tuttavia, se guardiamo attentamente oltre a quelle immagini che velocemente si susseguono sui mass media e sui social network, noteremo, forse stupiti, che lì a terra, immobili, senza vita, l'uno accanto all'altro, ci sono persone che professano religioni differenti e che "dovrebbero" essere nemici.
Siamo proprio sicuri che si tratti di uno scontro fra civiltà e culture? O è quello che vogliono farci credere?
Intano nei civilissimi U.S.A., guidati dal Presidente, Premio Nobel per la Pace, Barack Obama, nel giorno della mattanza globale, nel giorno in cui il più elementare diritto umano, quello alla vita, è stato per l'ennesima volta violato, si festeggia il riconoscimento del diritto al matrimonio per tutti, senza alcuna distinzione.
Una festa assordante, colorata che sovrasta prepotentemente il silenzio dei morti a faccia in giù nella sabbia ed in mezzo alla macerie, loro non festeggeranno mai più.



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