martedì 17 novembre 2015

#Hollande e la dittatura della #GUERRA

Il Presidente francese Hollande ha dichiarato che la Francia, dopo i sanguinosi attacchi terroristici della notte del 13 novembre, è in GUERRA ed ha chiesto sia l'intervento degli Stati amici che una modifica della Costituzione nonchè dei poteri dello stesso presidente.
Avete letto bene, lo strumento principale per combattere questa minaccia non solo francese, ma globale a 360°, è principalmente una drastica riduzione delle nostre libertà democratiche occidentali.
Così ci ritroviamo tra due fuochi: da un lato il pericolo costante di saltare per aria come bambole di pezza in un qualsiasi luogo del mondo in un qualsiasi momento, dall'altro in nome della sicurezza addenteremo solo briciole di libertà, sapientemente centellinate per non farci affogare nell'oblio della dittatura.
La stessa Unione Europea pare concederà la possibilità di "violare" le norme sul pareggio di bilancio, le stesse che stanno stritolando le economie dei Paesi europei, tra cui Italia, Spagna e Grecia, le stesse che hanno comportato un'aumento dei tassi di disoccupazione e di povertà e che non sono mai state oggetto di alcuna  seria e concreta discussione ai vari tavoli internazionali, al fine di trovare una soluzione a questi problemi.
Quale modo migliore per uscire dalla crisi economica che affigge da anni il nostro vecchio continente che una bella GUERRA alimentata dalle nostre paure più ancestrali?
La GUERRA in fondo farà circolare un fiume di denaro per armi ed armamenti, e tutti noi, sempre più vessati, saremo felici di strozzarci ancora di più, perchè ci racconteranno la favola che così sarà garantita la nostra sicurezza.
Ma non sarà così.
E' indubbio che occorra un intervento drastico, ma è altrettanto vero che le politiche di apertura e di multiculturalismo, non solo hanno miseramente fallito, ma hanno anche generato i mostri, invisibili e camaleontici, che fino a venerdì, prima di trasformarsi in kamikaze, passeggiavano sorridenti tra le vie di Parigi e che continuano a vivere accanto a noi.
E su di loro occorre necessariamente agire prima che sia troppo tardi.





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