lunedì 4 gennaio 2016

#CharlieHebdo: un Dio in fuga che si rifugia al cinema a vedere #QuoVado

Tutto è iniziato, nel nostro mondo ovattato e simil perfetto, con la morte di Charlie Hebdo, improvvisamente il cielo si è spezzato, la terra sotto i nostri piedi si è aperta e, al pari dei nostri "cugini" siriani o africani o scegliete voi una qualsiasi zona di guerra (ne esistono parecchie, ma, come recita un vecchio proverbio: lontani dagli occhi lontani dal cuore), nessun luogo è stato più sicuro.
Non un museo, non una spiaggia, non un aereo, non un ristorante, non un concerto, non una scuola.
Indifesi, vulnerabili, esposti o più che mai al pericolo che qualche terrorista, in nome di un "presunto dio" o semplicemente qualche squilibrato emulatore per provare l'ebrezza di un momento diverso ed irripetibile, decida di vivere, post-mortem, il suo quarto d'ora di celebrità, trasformandosi in un mortale fuoco d'artificio.
Ma si sa, i buoni vincono sempre ed ecco che nonostante Charile Hebdo, il Bardo, la strage di Tunisi, l'eccidio all'università in Kenya, la ferocia di Boko Haram, la musica interrotta al Bataclan e perchè no anche l'inettitudine delle amebe che guidano, o meglio trascinano a stento in nostro Paese, Quo Vado marcia trionfalmente sul colosso americano Star Wars, con il suo carico di risate a battute quasi scontate e prevedibili di Checco Zalone, che altro non è che l'ennesimo laureato in giurisprudenza che invece di andare ad intasare le aule dei tribunali, già al collasso, si è reinventato facendo vivere quel che rimane di noi, povera, generazione social incapace di reagire alle barbarie che giornalmente vediamo scorrere sotto al proprio naso.
E fu così che tutti diventammo. nel giro di meno di 48 ore, #JeSuisQuoVado.





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